Davide Fogliata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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RASTAFAR

Rastafarianesimo
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Il Rastafarianesimo (o Rastafari) è un movimento politico-religioso nato in Giamaica nel 1930, che non ha avuto un vero e proprio fondatore ma si è ispirato alla predicazione del leader Marcus Garvey ed a tre predicatori "etiopisti" che hanno avuto un ruolo primario nella nascita di questo credo: Leonard Howell, H. Archibald Dunkley, e Joseph Nathaniel Hibbert. A partire dagli anni Ottanta è presente anche negli Stati Uniti e nel resto del mondo, soprattutto grazie a Bob Marley e alla diffusione della musica reggae che ne veicola i contenuti.

Le radici del movimento rastafari risalgono ad una versione afro-americana del sionismo, l’”etiopismo”. Così come i sionisti ritenevano che gli ebrei dispersi nel mondo dovessero ritornare in Israele, così gli "etiopisti" invitavano i discendenti degli schiavi strappati all’Africa con la violenza a ritornare in Africa, al cuore dell’Africa: l’Etiopia.

Il rastafarianesimo sostiene la necessità per i popoli neri di emanciparsi dal dominio che i bianchi hanno imposto su di loro (prima con la deportazione e la schiavitù, poi mantenendo una discriminazione di fatto mediante un sistema economico-sociale iniquo) e di ritornare nella loro terra nativa, l’Africa, dove potranno creare una società giusta e libera. La deportazione in terra straniera viene equiparata alle vicissitudini delle tribù di Israele nel periodo della dominazione babilonese; l’Africa è dunque identificata con Sion, la terra promessa, mentre ci si riferisce al sistema che perpetua il dominio dei bianchi con il termine “Babilonia”.

Nel 1930 il movimento accolse l’incoronazione di Ras Tafari ad imperatore di Etiopia, col nome di Hailé Selassié I, come compimento profetico di una frase di Marcus Garvey, “Guardate all’Africa, dove un re sta per essere incoronato, perché il giorno della liberazione è vicino” e proclamò l’imperatore Messia e incarnazione di Jah (il nome attribuito a Dio, derivante da Yahweh o Jeovah). Lo stesso nome “Rastafari” fu assunto in onore di Haile Selassie, designato prima dell’incoronazione come Ras Tafari (Principe Temibile) Makonnen.

Durante la visita di Hailé Selassié in Giamaica nel 1966 l’imperatore si sorprese dell’esistenza di una religione che lo considerava un Dio e negò fermamente di esserlo, mandando in Giamaica missionari della Chiesa Ortodossa Etiope. Dopo il 1978, anno della morte di Hailé Selassié, pochi rastafariani hanno seguito il consiglio dell’imperatore aderendo alla Chiesa Ortodossa Etiope.

I rastafariani seguono particolari precetti, derivanti dalla fusione sincretistica di elementi biblici con la cultura caraibica:

il rispetto dei comandamenti biblici;
un impegno costante a combattere Babilonia e ad aiutare i confratelli in difficoltà;
il consumo di marijuana (o “Ganjah”, erba divina), ritenuto un sacramento, valido aiuto nella meditazione e nella comunicazione con Dio;
l’astensione dalla carne, in particolare quella di maiale e dei molluschi;
Il divieto di radersi barba o capelli (almeno fino alla liberazione definitiva e al ritorno in Africa), da cui deriva la particolare acconciatura a ciocche di capelli annodate definite dreadlocks o rasta.

Altre caratteristiche largamente condivise sono l’importanza attribuita alla musica reggae (usata per esprimere le proprie dottrine, le speranze e le sofferenze della comunità nera) e il valore simbolico riconosciuto alla bandiera del movimento, simile a quella etiope, dove il rosso rappresenta il sangue versato dai martiri, il verde la terra, il giallo l’oro e le ricchezze dell’Africa, il nero il colore della pelle, il leone al centro la tribù di Giuda, di cui Haile Selassie è considerato discendente.

Non essendosi mai costituito in una struttura gerarchica organizzata il rastafarianesimo è sempre stato diviso in varie sette o correnti (più importanti le tre “case”, i Nyahbinghi, i Bobo Ashanti e le “Dodici tribù di Israele”, la maggiore) che pur condividendo le caratteristiche fondamentali hanno posizioni differenti riguardo ad alcuni argomenti delicati. Discussi (e osservati anche dall’esterno) sono stati soprattutto il significato da attribuirsi alla lotta contro Babilonia, interpretata in senso più o meno pacifista; il valore da attribuire alla “superiorità nera”, intesa come oggettiva inferiorità della “razza bianca” oppure come forte rivendicazione del diritto alla parità e all’emancipazione; l’atteggiamento nei confronti di donne e omosessuali. Oggi, grazie anche alla secolarizzazione e al superamento del lato potenzialmente violento o razzista delle dottrine di Marcus Garvey, prevalgono largamente posizioni pacifiste, non discriminatorie sul piano etnico, e la sostanziale parità tra uomini e donne (ma non nella comunità Bobo Ashanti); permane invece, pur con rilevanti eccezioni, un atteggiamento omofobo, molto diffuso anche nella società giamaicana, che trova frequentemente espressioni nei testi di canzoni Dancehall (genere musicale moderno derivato dal reggae).